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Bravi, bene, bis! Proroga di Catodica 5

 

A seguito del grande successo della quinta edizione di CATODICA e dell’interesse che continua a suscitare, si è deciso di prorogarne la durata nella sede di Stazione Rogers, Riva Grumula 14, a Trieste, fino al 14 febbraio. L’orario sarà il seguente: martedì – sabato 17/20. Catodica è una rassegna internazionale di video-art, proposta da Fucine Mute e curata da Maria Campitelli. Si raccoglie in una serie di monitor distribuiti nello spazio, come quadri mobili, e comprende le sezioni “Ritratti”, “Aggiornamenti”, “From Albania”, “La città radiosa”. Si tratta di produzioni per lo più recentissime, con la partecipazione di autori spesso molto giovani, ai primi approcci con i processi elettronici e digitali delle immagini di sintesi in movimento. A questa edizione prende parte anche la Sezione Musica e Nuove tecnologie del Conservatorio Tartini di Trieste con una serie di composizioni audio-visive.

Maria Campitelli
Curatrice della mostra

Catodica – Quinta edizione – 21/28 gennaio 2010

Rassegna di videoarte, dove e quando:

Stazione Rogers, Riva Grumula 14 | Inaugurazione 22/01 ore 18.30 | 22-28/01, mar-sab 10-13 / 17-20 – dom 10-13
Spazio Alpe Adria Cinema, via Pescheria, 4 | Inaugurazione 23/01 ore 18.30 | 23-28/01, lun-sab 10-13 / 17-20
Teatro Miela, P.zza Duca degli Abruzzi, 3 | 21-28/01, tutti i giorni

Mira Calix – audio/visual live set, dove e quando:

Etnoblog, via Traiana 1 | 28/01 ore 21.30 | ingresso libero


CATODICA, la rassegna internazionale di video art alla sua quinta edizione, si rinnova ancora. Promossa dall’Associazione culturale FUCINE MUTE, e curata da Maria Campitelli, si svolgerà tra il 21 e il 28 gennaio 2010 , affiancandosi, come nelle precedenti edizioni, al Trieste Film Festival.
Fruirà però di una sede diversa, la Stazione Rogers (Riva Grumula, 14), nuovo spazio della cultura contemporanea sorto dalla riconversione di uno storico distributore di benzina in distributore di cultura. Ma una presenza rappresentativa al Teatro Miela, epicentro del Film Festival (quest’anno contratto negli spazi per implacabili riduzioni) ci sarà pure, con un grande monitor che accoglierà in loop alcuni dei video presentati nello spazio principale. Inoltre, a seguito di questo spostamento, CATODICA si estenderà fino al 28 gennaio, permettendo ai suoi fan una più comoda ed esaustiva lettura dei numerosi lavori in rassegna. E non basta: CATODICA apparirà anche in uno spazio gestito da Alpe Adria Cinema, in via Pescheria, 4, con una scenografica video-installazione e tre video-postazioni.

L’immagine di sintesi in movimento continua ad interessare artisti e creativi di tutto il mondo, per il sempre più facile accesso alle tecnologie digitali e per la consonanza delle modalità del racconto, spesso simbolicamente concentrato nello svolgimento temporale, con le esigenze attuali. Una consolidata espansione dell’antica mira del quadro in movimento, già cavalcata agli inizi del secolo scorso dal cubismo e dal futurismo, e sfociata innanzi tutto nel cinema e di seguito, con l’avanzare delle tecnologie elettroniche, nella video-art appunto che conosce ormai un percorso di cinquant’anni, tra continui aggiornamenti linguistici e tecnologici.

Nutrito e variegato il programma di quest’anno: comprende svariate presenze artistiche e diverse direzioni tematiche che riflettono personali considerazioni sulla realtà quotidiana, sulle contraddizioni e le incertezze che tutti viviamo.
Vi predomina uno sguardo sul corpo, sulla sue espressività individuale e collettiva (v. le corpografie riprese nel Nord Corea da PierPaolo Koss). Ci sono tre presentazioni più articolate, con più video per ciascun autore, in modo da ricavarne un’idea più approfondita, definite “Ritratti”: il macedone Robert Gligorov, da tempo operante in Italia, con Mammut, ossia 10 video accorpati in un unico lavoro che testimoniano, con un immaginario esplosivo, la sua amara visione del mondo e dell’attuale società; PierPaolo Koss, dalla spettacolare tendenza performativa, dove il corpo appunto gioca un ruolo determinante; Alessandro Amaducci (già presentato a Catodica), spericolato e ben consapevole autore di scenari estremi, tra eros e thanatos, condotti sfruttando appieno le nuove potenzialità tecnologiche.

Il 21 gennaio, giorno dell’inaugurazione di Trieste Film Festival al Teatro Miela, CATODICA sarà presente, come detto, con una sequenza di video in monitor, adeguatamente segnalati con le informazioni necessarie e vi rimarrà per tutta la durata del Festival con video sempre rinnovati, mentre l’inaugurazione vera e propria della rassegna avverrà il 22 gennaio alle ore 18.30 alla Stazione Rogers, arricchita da due eventi d’eccezione; la fulminea e dirompente performance live del Gruppo Sinestetico “Anche le parole uccidono” e la dimostrazione sono-visiva interattiva, con la partecipazione del pubblico, “Visual-Sonic Enaction”, prodotta da Pietro Polotti e Maurizio Goina, rispettivamente insegnante e diplomato alla Sezione Musica e Nuove Tecnologie del Conservatorio Tartini di Trieste.

Il Gruppo Sinestetico, fondato nel 1999, e costituito da Matteo Albertin, Antonio Sassu, Gianluca Scordo, vanta un prestigioso curriculum: a partire dalla Biennale di Venezia, è assiduamente presente in svariate altre Biennali nel mondo, da Liverpool a Londra, da Istanbul al MoMA N.Y., ad Atene, in Brasile, India, Cina… “Visual-Sonic Enaction” (VSE) è uno “specchio” interattivo per la percezione e la rappresentazione dell’espressività gestuale, un diversivo sonico-visivo – dicono gli autori – nella mostra, dove la componente auditiva è fondamentale.

Il 23 gennaio, alle 18.30, inaugurazione dello spazio di Alpe Adria Cinema (via Pescheria, 4) con l’espansa video-installazione di Francesca De Belli e Antonio Giacomin chiamata “Urizen”. Si ispira al poema di William Blake “The book of Urizen” e ai disegni che lo accompagnano. I video – tra loro sincronizzati e proiettati su una struttura composta da diversi corpi geometrici – raccontano la nascita del mitico Urizen, personaggio inventato da Blake che rappresenta la razionalità in opposizione a tutto ciò che riguarda fantasia e sentimento. Le strutture geometriche che rappresentano l’ordine, riproducono in dimensioni ingigantite i cristalli di pirite di Navajun (Spagna). Nello stesso spazio tre postazioni video proporranno parte del programma ideato per quest’anno e del materiale d’archivio tratto dalle precedenti edizioni di Catodica stessa.

Una delle novità di quest’anno è la preziosa partecipazione della Sezione Musica e Nuove Tecnologie del Conservatorio Tartini di Trieste, guidata dai professori Paolo Pachini e Pietro Polotti. Saranno presentati i lavori audio-visivi di Francesca Bergamasco, Annalisa Metus, Ivan Penov, Margherita Pevere, Paola Pisani e Andrea Saba.
Ancora una volta il cuore di Catodica s’incentra sulla sezione chiamata “Aggiornamenti” in cui confluiscono svariati video italiani (anche nostrani) e stranieri di autori più e meno giovani, alcuni già noti al pubblico di Catodica, permettendo così un approfondimento sui loro percorsi artistici. Vi scopriamo i più svariati accostamenti alla realtà o al sogno, o il dispiegamento di originali ragionamenti concettuali; dalla performance quotidiana di Angelo Pretolani documentata su facebook, all’osservazione di un cane immobile e tremante di Bruno Muzzolini, dalla finta prova di canto – intitolata “Mi piace” – di Laura Malacart, fondata sul curioso rapporto costrittivo tra cantante e regista/artista sì da alterarne le potenzialità canore, alla poetica revitalizzazione di un teatro abbandonato di Marsiglia degli sloveni Mark Požlep e Jaša (“Time To Become Poets”). E potremo conoscere il completamento di una trilogia su immagine e parola ideata da Guillermo Giampietro, che quest’anno propone l’elaborazione di un codice che si scontra con se stesso (“Benny Hill Codex”); e la “Sonata XM 24” di Elisa Zurlo che insiste ancora su corpi pulsanti attraversati dalla luce, mentre l’ipotesi di Lucio Perini (“Tertium non datur”) oscilla tra evocativi corpi scultorei e la violenza perpetrata su uno reale, e ancora la danza rituale permeata di sacralità “Raga Erhu” dell’indiano trapiantato a Londra Hetain Patel o, su tutt’altro versante, il fresco “Puer Senex” di Annalisa Cattani dove il suo angelico bimbo inconsapevolmente discute di post-moderno… Rebecca Agnes (antica conoscenza di Catodica) col nuovo video 2009, sempre ad animazione, snoda la linea ininterrotta delle calamità che dalla preistoria ad oggi hanno bersagliato l’uomo. Ma non possiamo ricordarli tutti. Gli altri autori sono : Bibi Agosto, AnnaValeria Borsari, Cecilia Donaggio, Lucia Flego, Iva Kontic, Daniela Michelli, Monica D’Alessandro, Gerlinde Helm, Giordano Rizzardi, Gika Witt.

C’è poi un gruppo di video provenienti dall’Albania, – from Albania – con il concorso della curatrice albanese Suzana Varvanica; testimoniano della vitalità creativa di questi giovani autori, tra memoria storica, ironia, paradosso, poetica lettura del quotidiano. Essi sono: Dorina Arapi, Dritan Hyska e Sara Bertossi, Nertila Pere, Fani Zguro e Alban Muja.

Infine proponiamo anche in un blocco unitario i video scaturiti dal Progetto ancora in atto “La città radiosa”, sui luoghi abbandonati di Trieste e della Provincia promosso dal Gruppo 78. Gli autori: alcuni studenti della facoltà di Architettura dell’Università di Trieste, con la docente di progettazione urbanistica Elena Marchigiani, e gli artisti del gruppo 78 Fabiola Faidiga, Guillermo Giampietro, Myriam Del Bianco; ed inoltre Massimo Premuda/Carlo Pacorini, Carlo Andreasi.
Con la collaborazione della Galleria Pack di Milano e della Galleria Davide Gallo di Berlino.
Un particolare ringraziamento a Massimo Premuda.

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Comunicato stampa

Press Release

Mira Calix - audio video live set

Catodica – quarta edizione

Alla IV edizione Catodica – la rassegna internazionale di video-art promossa dall’associazione culturale Fucine Mute (FUmetto CInema MUsica TEatro) – amplia il suo raggio d’azione. L’immagine elettronica in movimento, con tutti i suoi aggiornamenti digitali, rimane il perno centrale della manifestazione, abbinandosi però anche all’azione performativa: si fa video-performance, una delle declinazioni possibili della dilatata sperimentazione linguistica entro cui si muove non solo la video-art ma tutta la ricerca artistica contemporanea.
Catodica, come l’anno scorso, rientra nel grande alveo di Trieste Film Festival, presentando una scelta campionatura di espressioni video, sia italiane che straniere; si sviluppa dunque in parallelo con la produzione cinematografica, con la quale certo presenta forti affinità, non fosse altro per le modalità dell’immagine in movimento che si afferma e realizza nello snodo temporale. Tuttavia le caratteristiche rimangono diverse, nei fini come nei mezzi.
Anche se il cinema si è a sua volta appropriato di formati elettronici e digitali, il video resta uno strumento fondamentale nella ricerca espressiva e comunicativa degli artisti di oggi, che attraverso questo strumento materializzano la vocazione – già insita nelle avanguardie del secolo scorso – al racconto che si configura nel tempo. E il racconto può significare molte cose, può vestirsi di simboli e metafore, come rasentare la documentazione, può essere astratto o realistico come un quadro, raccogliere emozioni, proporre visioni e particolari letture dello stato delle cose – una Weltanshaung in digitale – come analizzare stati d’animo, enfatizzare o comprimere, stravolgere situazioni, a seconda della spinta interiore del video-maker. È quasi sempre di breve durata, un flash che illumina la mente e seduce lo sguardo. La video-art è dunque mobile e flessibile, ora vicina ora lontana dal processo cinematografico, disposta soprattutto alle metamorfosi più sfrenate (qui ad esempio il lavoro di Ger- linde Helm) quando viene sfruttata appieno la potenzialità trasformistica della sua immateriale trama linguistica.
Le video-performances sono firmate da Angelo Pretolani, Francesco Arena, Guillermo Giampietro. Quella di Pretolani è liberamente ispirata all’happening Fall di Allan Caprow. Ideata nell’originale per due persone che interagivano raccogliendo foglie e spargendole lungo un percorso, “in una sorta di ciclo continuo” (Carlotta Pezzolo), nella performance di Angelo Pretolani il protagonista si sdoppia nel personaggio vagamente magrittiano del monitor e nello stesso Pretolani – che ne ricalca i con- notati, cappello, valigia – “presenza celeste, di nome, e persona di fatto”. In sostanza un cortocircuito tra rappresentazione e realtà, rafforzata da un’eco di Wim Wenders, attraverso il sonoro tratto da “Il cielo sopra Berlino” dove angeli stanchi anelano alla terrestre materialità. Nel video il personaggio scompare, l’immagine cede alla realtà vissuta, rimane infatti il performer in carne ed ossa che alla fine apre la sua valigia, da cui fuoriescono manciate di foglie d’alloro che andranno ad oscurare il monitor. Come a dire un sano desiderio di concretezza a scapito della virtualità diffusa. La video performance di Francesco Arena è tratta da “Sospiri/Breaths”, un lavoro avviato dall’artista
nel 2004 ed espanso fino ad oggi in una produzione video in progress che conosce svariate soluzioni, abbinando in ogni caso alle immagini bicromatiche – rosso il volto, giallo lo sfondo – una sempre diversa sonorizzazione proveniente da diverse sperimentazioni musicali. Sono visi in primo piano che “respirano” dietro un vetro, esprimendo diversi stati d’animo, le variazioni di sentimenti e sensazioni che segnano il percorso esistenziale di ciascun individuo: “un’ossessione legata alla comunicazione tra gli individui, ai loro stati emotivi più profondi”.
Ancora uno scarto tra la vitale, ansimante fisicità dei ragazzi chiamati a respirare davanti alla teleca- mera e l’icona immateriale che divengono nella proiezione. Per Catodica 4 si è scelto “Fabio” tra i 23 soggetti raccolti dall’artista, nella versione performativa live con un corpo danzante, quello di Luca Zamar, che traduce in “carne viva gli stati d’animo costretti nelle videoproiezioni”.
“Index” – questo il titolo della video-performance di Guillermo Giampietro – si ispira all’Aleph di Borges, cioè quello che, secondo il giudizio di molti critici, viene considerato un punto di partenza che non tro- va un punto di arrivo, ma solo una direzione. è ancora una volta il conflitto tra illusione e impossibilità reale. Index – suggerisce l’artista – “è quel tipo i struttura formale onnitemporale nella quale è presente il potenziale e il continuo riattivarsi dei sensi e dei significati delle cose”. Un contenitore che vorrebbe racchiudere tutte le cose nell’assurdo tentativo di raggiungere la totalità. La video-performance, che si avvale della collaborazione di Lara Baracetti quale performer live, “si presenta come la metafora sempre incompiuta” di una realtà imprendibile e incontenibile in un “presente vivente”.
E poi c’è la serie di video-proiezioni, la spina dorsale i Catodica, ospitate nei vari spazi del Teatro Miela, sotto il titolo di “Aggiornamenti”. Si propongono infatti lavori di artisti (alcuni non tutti) tra loro diversissimi, già noti al pubblico di questa rassegna, come Masbedo, Rebecca Agnes, Almagul Men- libayeva, Ofri Cnaani… di particolare spessore semantico, e dalla cifra linguistica riconoscibile. è una peculiarità di Catodica seguire i percorsi di certe personalità che hanno lasciato il segno nell’audience di questa iniziativa. Rebecca Agnes ha legato il suo nome al processo dell’animazione, dischiudendo un mondo in bilico tra fantascienza e rigogliosa quanto poetica, immaginazione visiva. “The Big Bean landed on Earth” racconta ancora di un fagiolo che cresce in terra aliena in un incessante dinamismo paesistico, dove l’artista profonde inesauribili capacità immaginifiche e metamorfiche.
Alla domanda “Cos’è la video-art?” i Masbedo (due artisti di Milano, che hanno fuso i loro due cognomi: Nicolò Massarra e Jacopo Bedogni) rispondono: “esprimere per immagini una visione distaccata dalla narrativa. Riuscire a formulare un mondo che possa suscitare emozioni utilizzando simboli e metafore.” Al vertice della produzione video italiana, essi concentrano nei loro lavori: incomunicabilità, solitudine, disincanto, paradosso, senza escludere una possibilità di risalita. Le immagini risentono di una cultura che ingloba Caravaggio, surrealismo, espressionismo, con intensa, drammatica efficacia. I titoli spesso, come “11.45.03” qui esibito, indicano il time code.
Con “Pathos” e “Inside Collusion” ritornano i temi salienti della poetica di Ofri Cnaani (Israele): l’interrelazione spazio-fisicità, e quella tra chi domina e chi è dominato; il rinvenimento di forme di potere in situazioni sociali e nelle strutture architettoniche, spingendo l’individuo a reazioni innaturali, conseguenti a tensioni psicologiche. Anche momenti in apparenza ludici nascondono espressioni di violenza dispiegata o implosa. I suoi racconti metaforici, spesso inquadrati in cornici teatrali, si colorano di drammaticità.
Almagul Menlibayeva, con “Kissing Totems” cambia registro rispetto alla produzione precedente, che ci aveva introdotto nella cultura islamico/animisitca del Kazakhstan, suo paese d’origine. Ambientato tra strutture vetero industriali dismesse, il video racconta del viaggio di una bimba verso l’adolescenza attraverso misteriose apparizioni frammentate e fantasmatici rituali femminili che sembrano ricom- porsi nella tecnica del double cannel.
Tra i nomi nuovi, Bruno Muzzolini con “Anema e core” trasporta nel gelido paesaggio dell’Islanda, in un’area vulcanica di severa bellezza, il calore mediterraneo della canzone napoletana, interpretata da un vulcanologo islandese, appassionato cultore dei lidi e della cultura meridionali. Di Davide Ber- tocchi proponiamo “Atomium Odissey”; ossia l’atomo metaforico che ruota nello spazio cosmico finché viene assorbito ed annullato in esso. Angela Pietribiasi (già apparsa a Catodica) registra una svolta nel suo lavoro con “Di-stanze”. è una meditazione su un luogo abbandonato, che reca tracce di vissuti passati e recenti, senza serramenti, senza porte, aperto a tutti, anche alla vegetazione invasiva. L’autrice si abbandona alle sensazioni che questo luogo suscita, entrando un un visionarismo soft, percorso da scritture che traducono il suo stato d’animo e il suo pensiero. Antonio Giacomin, che compare per la prima volta, offre un video di danza con la collaborazione di Francesca Debelli. Ma è una danza particolare, “danSneg”, in mezzo alla neve, con le immagini che sfocano nel bianco domi- nante, facendosi apparizioni di sogno.
C’è poi il gruppo di artisti provenienti dall’Albania e dal Kosovo, Eltjon Valle e Fani Zguro, diversa- mente documentativi di realtà delle loro terre, mentre Alban Muja assieme a Joanna Rytel intesse una breve, spregiudicata love-story, realisticamente attuale. L’inglese Hetain Patel, che ha dato l’imma- gine alla locandina, espone un rituale indiano “Kanku-Raga”, mediante il quale elabora uno stretto intreccio tra suono, corpo, percezione visiva. È un linguaggio di segni, ritmati dal suono, impressi sul proprio corpo, che in questo modo configura un nuovo possibile sviluppo della body-art.
Gerlinde Helm lavora sulle possibilità trasformistiche del mezzo digitale, giocando sullo sdoppiamen- to, sulla specularità, offrendoci una frenetica, ossessiva e frammentata visione del mondo circostante.
Tra gli artisti locali, ai quali viene dato appositamente spazio per un confronto con le svariate esperien- ze di questo settore nel mondo, nuovi sono Carlo Andreasi e Roberta Cianciola. Del primo, che è fotografo, l’episodio scelto di “Come un bambino che canta nel buio” è realizzato con una sequenza di immagini fotografiche che persistono sulla visualizzazione di un occhio ingigantito. C’è ossessione e nel contempo un evasivo distacco, un’ambiguità che sfuma le apparenze, secondo una poetica dell’in- definitezza che caratterizza il suo lavoro. Roberta Cianciola, che è alle sue prime esperienze video, con “È tutta farina del mio sacco” fa un discorso autoreferenziale, scegliendo con coraggio un allusivo quanto sintetico linguaggio simbolico. Davide Skerly, che vanta un curriculum specifico da video- artista, con “Lazzarus” ribadisce il suo orientamento narrativo-cinematorafico, mentre Massimo Premuda in “popcorning”, mette in atto l’analogia rilevata tra il comportamento del mais riscaldato che diviene popcorn e quello dei porcellini d’India in stato di eccitazione. Lucia Flego liberamente documenta un fastoso matrimonio giapponese, smagliante di colori e di vetuste tradizioni in contrasto con l’avanzata tecnologizzazione e industrializzazione del paese.
Anche quest’anno Catodica si conclude con un concerto (a cura di audiodrome.it). È la volta dei port- royal, di Genova, definiti pionieri post-elettronici. Risalendo da un post-rock privilegiano ora svariate sperimentazioni elettroniche rilevabili soprattutto nel secondo album “Afraid to dance”. Affascinanti nelle avvolgenti atmosfere di sapore nordico come pure travolgenti di pulsante vitalità nella straordi- naria molteplicità di riferimenti stilistici, si distinguono anche per una rievocazione di situazioni tipiche dell’Est d’Europa in un auspicato connubio tra Oriente ed Occidente . Ma il più diretto legame con Catodica consiste nella presenza all’interno del gruppo di un video artista, Sieva Damantakos, che è considerato alla stressa stregua dei musicisti e il cui ruolo di produzione di immagini è determinante per la fisionomia della band.

Catodica – terza edizione

La terza edizione di Catodica, video-rassegna promossa dall’associazione culturale Fucine Mute, a cura di Maria Campitelli, con la collaborazione del Gruppo 78, si svolgerà in un’unica intensa serata il giorno 23 gennaio, al Teatro Miela, con inizio alle ore 20, all’interno del “Trieste Film Festival”, come capitolo a se stante dedicato all’immagine di sintesi in movimento.
L’alveo del festival cinematografico sembra la culla più idonea per contenere una carrellata di video-art, data l’affinità di matrici e di svolgimento di racconti per immagini, fermo restando tuttavia l’autonomia del linguaggio video caratterizzato dalle tecnologie elettroniche, dall’immaterialità, dalle capacità trasformistiche, oggi soprattutto ottenute tramite le alchimie digitali.
Dopo le proiezioni dei video – selezionati da Maria Campitelli e Mario Gorni – salirà sul palco
Murcof (Fernando Corona), noto artista internazionale, di origine messicana, sperimentatore delle nuove frontiere della musica elettronica, che fonde campionature di musica classica con tracce digitali, integrando il prodotto sonoro all’immaginario della video-art.
Murcof sarà accompagnato da i xx+xy visuals, artisti visivi che creeranno apposite composizioni video.

Sarà presentata una compilation dal titolo “LOVING TOO” curata da Mario Gorni di Careof (Milano), esperto di videoarte. “Sono lavori prodotti tra il 1997 e il 2006 – dice Gorni – scelti per raccontare, da diverse angolazioni, una storia vecchia come il mondo, che appartiene a tutti. Storie a due, storie d’amore, d’innamoramenti, di delusioni, di sopraffazione… Si tratta di osservare come ha operato la potente sintesi degli artisti su un argomento così sofferto e complesso… Una dozzina di artisti italiani e stranieri raccontano le loro storie in un mondo stravolto dalle innumerevoli trasformazioni, dalle mutate dinamiche dei comportamenti. Ecco i nomi dei dodici artisti selezionati da Mario Gorni: Rita Casdia, Cacciagrilli, Silvia Levenson, Florencia Martinez, Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini, Sabrina Muzi, Alessandro Nassiri Tabibzadeh, Giancarlo Norese, Oliver Pietsch, Mariuccia Pisani, Santomatteo, Francesca Semeria e Italo Zuffi.

Ci sono poi i video proposti da Maria Campitelli, raccolti sotto il titolo di PRIMIZIE, tutti del 2007 dunque, con aggiornamenti di autori che già hanno impressionato per le loro peculiarità linguistiche e per forza di contenuti come la giovane artista del Kazakstan, Almagul Manlibayeva che con immagini affascinanti, fonde la cultura propria del suo paese con modalità espressive scaturite dall’occidente. Così l’italiana Rebecca Agnes, incanta con le sua straordinarie animazioni che esplorano le mappe dell’universo come fossero mappe dell’anima. Entrambe queste proiezioni saranno a doppio canale, cioè con due diverse immagini in simultanea. E ci sarà ancora l’israeliana Ofri Cnaani con lavori segnati dall’indagine sul rapporto spazio/fisicità, tra chi domina e chi è dominato come nel curioso video “Deathbed”. “Morphing” del duo Valentina Meli/ Tilen Zbona (presenti nella rassegna per la prima volta) offre invece una dimostrazione in atto del cambiamento vissuto sia come ricerca identitaria che come nuove potenzialità comunicative insite negli stessi mezzi elettronici e digitali. Ma non possiamo citarli tutti.

Il programma si arricchisce anche di una video-performance “Tip-tap” di Guillermo Giampietro, pure dotata di doppio schermo, con le immagini che velocemente scorrono dall’uno all’altro, mentre per contrasto la performer Lara Baracetti recita immobile parole di poesia dal significato tanto accattivante quanto ambiguo.
Né mancherà la documentazione video della complessa operazione Public Art a Trieste e dintorni” promossa dal Gruppo 78 dal giugno scorso e ancora in atto, con corollari video degli artisti Massimo Premuda, Fabiola Faidiga, Ivan Zerjal.
Ma la novità più eclatante è il concerto di Murcof (in realtà Fernando Corona) noto artista internazionale di origine messicana (si avvierà dalle 22 in poi) che si avvale della video-art come completamento visivo della sua ricerca musicale fondata sui media elettronici. Una esplosiva fusione dunque sono/visiva perseguita attraverso le frontiere più avanzate della nuove tecnologie che per quanto attiene l’aspetto sonoro implode campionature classiche unitamente a tracce digitali.
Murcof sarà accompagnato anche dal gruppo xx+xy visuals, ideato da due artisti visivi nel 2005 a Roma (Giuseppe Pradella e Sladzana Bogeska), attivi e coinvolti in diverse forme espressive all’interno delle pratiche interdisciplinari delle arti contemporanee come video/audio installazioni, visual performances, video produzione e video arte. Ricercatori nell’ambito dell’arte visiva e multimediale collaborano con musicisti contemporanei creando apposite composizioni video.

Il concerto sarà fruibile in diretta web sul sito www.catodica.it.
Catodica 3 si esalterà dunque in un crescendo elettronico, aprendosi alla polimedialità che caratterizza proprio i mezzi di comunicazione del futuro.

Catodica – seconda edizione

La seconda edizione di Catodica si configura in modo nuovo. Tralasciato il recupero delle radici di una modalità espressiva fortemente ancorata al processo tecnologico in atto, Catodica s’immerge nel magma dell’attuale produzione planetaria dell’immagine elettronica in movimento (come dicono gli americani). Quasi tutti gli artisti prima o poi si accostano quanto meno a sperimentare questo mezzo duttile e flessibile, che con l’avvento del digitale è divenuto di facile accesso per chiunque. La video camera si ingloba ormai nella macchina fotografica, nel cellulare, estendendone il consumo in modo esponenziale. Tant’è che Catodica prevede pure una breve incursione tra “cortofonini” tratti da un recente concorso per racconti elettronici da cellulare.

È un mezzo che registra la vita, che attua con facilità l’antica aspirazione dell’arte di superare la staticità dell’oggetto, di identificarsi col movimento e quindi con la trasformazione, senza contare la sua straordinaria capacità di divulgazione, di mostrarsi e confrontarsi nell’immateriale territorio elettronico della rete internazionale.

Un’edizione più che mai nutrita di presenze italiane e straniere per un’informazione aggiornata e pluralistica di una forma espressiva che sempre più si dirama in nuove contaminazioni (video/installazioni, video/performance, video/ambienti), testimoniando la sua flessibilità linguistica e la sua fertile onnipresenza. L’obiettivo è dunque l’informazione (per quanto possibile) e l’aggiornamento in un territorio vastissimo che si configura come poliedrica risposta alle innumerevoli sollecitazioni provenienti all’artista da cinema, TV, processi di animazione, pubblicità. Catodica è una carellata di lavori delle ultime generazioni, con largo spazio ai giovani dai nomi non ancora consolidati, dal Perù al Kazakhstan, dal Portogallo alla Polonia… con la possibilità d’incontrare nuove, a volte sorprendenti realtà dell’immaginario artistico di sintesi. Né mancano i nomi di spicco come Douglas Gordon, Gary Hill, Pierre Huyghe, William Kentridge, Pipilotti Rist… i big della seconda generazione, con cui confrontarsi.

La videoarte oggi sfugge ad una possibile identificazione di filoni trainanti; c’è di tutto, le tematiche poggiano per lo più sull’autoriflessione, sulla ricerca identitaria, con ripiegamenti intimisti, ma anche con forte attenzione ai mutamenti epocali in atto. Si può distinguere tra registrazione di azioni variamente performative e uso più diretto di un mezzo in sé che sfrutta le sue potenzialità metamorfiche, permettendo sconfinamenti surreali.

Catodica – prima edizione

Catodica vuol essere una kermesse dell’immagine elettronica, passata per il filtro dell’invenzione creativa, della video-art dunque, giovane filone di ricerca espressiva, adiacente al mondo televisivo e cinematografico, ma con un suo percorso distinto ed autonomo.
Una prima esperienza, in questo senso, a Trieste – anche se singoli episodi di informazione e ricerca videoartistica vi si verifichino spesso – promossa ed organizzata dall’associazione culturale di Trieste Fucine Mute e curata da Maria Campitelli.
Catodica si avvale della collaborazione della G.A.M. di Torino, di Care Of di Milano, della Galleria LipanjePuntin di Trieste, e del Gruppo 78 di Trieste. Con il contributo della Regione Autonoma FVG.

Catodica intende proporre un percorso che spazia soprattutto sull’oggi, proponendo artisti più e meno affermati, italiani e stranieri, estendendosi anche a giovani che da poco si sono affacciati sull’immagine di sintesi per raccontare le loro riflessioni sul mondo che ci circonda, sullo stato delle cose, oppure per visualizzare i loro stati d’animo, far affiorare l’immaginario dell’inconscio. Il mezzo, analogico, digitale, con gli apporti del computer, consente metamorfosi strabilianti, effetti speciali altamente spettacolari, o anche la semplice registrazione dell’esistente coadiuvato comunque da una tecnologia perfezionistica. Il costante miglioramento della qualità dell’immagine rispetto ai sistemi PAL, BETAMAX, VHS, va in parallelo con la sofisticazione degli apparecchi di trasmissione.

Non manca un’incursione storica, degli esordi della video-art, rincorrendo un percorso diacronico, in clima Fluxus appunto in un ambito sperimentale che coinvolgeva il teatro, la danza, la musica, l’happening e la performance, in quell’aspirazione all’arte totale che contrassegnava le rivolte artistiche/culturali, adiacenti all’arte concettuale. Con la collaborazione della videoteca della G.A.M. saranno presentati dei video di Nam June Paik (Electronic Opera 1, 1969; Tribute to John Cage, di cui Paik era allievo, 1973/76), Vito Acconci (Undertone, 1972), John Baldessari (I’m making Art, 1971), Bruce Nauman (Resolving Upside Down, 1968) Gerry Schum (Identifications, 1971), Gary Hill (Ura Aru, 1985/86); Bill Viola, The space between the teeth, 1977), questi due ultimi artisti di seconda generazione. Video che hanno segnato un’epoca, nel nome dell’analisi e dell’autoanalisi ossessive, di estrazione concettuale, dell’analisi linguistica (Ura –aru di Hill) della documentazione di azioni e performances (v. l’omaggio a John Cage, dove compare anche una performance con la celebre violoncellista Charlotte Moorman).

Catodica, offrirà poi molti artisti dell’età di mezzo, nel senso che hanno conseguito già un’affermazione internazionale, come l’australiana Tracey Moffat, il russo Sergey Bratkov, e Robert Gligorov, Tim White, Gerald Van Kaap, Masbedo (video forniti dalla galleria LipanjePuntin), ciascuno con una sua diversa poetica, tra l’evocazione favolistica, l’istanza sociale, la riscoperta del mondo naturale.

Alessandro Amaducci, teorico e produttore di video-art, presenterà degli estratti da Spoon River e Che fine ha fatto Baby Love. Li farà precedere da un’introduzione in cui esporrà il suo punto di vista per una video-art del futuro, integralmente tecnologica.
Maria Campitelli invece, curatrice dell’intero evento, presenterà giovani autori sia locali (Paolo Comuzzi, Lucia Flego, Luca Gabrielli, Massimo Poldelmengo…) sia di diversa radice italiana e straniera (Alba D’urbano, Angelo Pretolani, Laura Malacart, Edith Dekindt, Piotr Osiuzskiewicz, Angela Pietribiasi…).
È prevista pure una breve parentesi di video-performance, dove il confine tra video e performance non è poi così chiaramente definibile; vi si ingloba sia il video documentativo di un’azione svolta sia il prodotto in cui si fondono l’una e l’altra.
Concluderà un’ampia carellata di giovani autori, scelti dal fornitissimo archivio di Careof di Milano, con la presentazione da parte del suo demiurgo, Mario Gorni. (Botto&Bruno, Brigata Es, Eva Marisaldi, Marzia Migliora, Sabrina Mezzaqui, Francesco Lauretta, Davide Skerlj, Mariucia Pisani, Alberto Guida, Jasa Mrevljie, Martin Zet, Italo Zuffi, Lucia Uni, Blue Noses, Nemanja Cvijanovic, Alessandra Spranzi…). Tra questi emergono veramente degli spunti creativi che fanno bene sperare per il futuro della video-art.