La Città Radiosa
Sono cinque video scaturiti dal progetto “La Città Radiosa”, promosso dal Gruppo 78 e concretizzato in una prima mostra di progetti d’intervento e riconversione, di idee e visioni sui luoghi abbandonati di Trieste e della sua Provincia.
Massimo Premuda & Carlo Pacorini
La città radiosa, 2009, DVD, 15’ 36”
È un documento introduttivo alla mostra che raccoglie una serie di interviste dei principali fautori del progetto, intervallate da suggestive sequenze di immagini di luoghi abbandonati, sostenuta da un’appropriata e incisiva sonorizzazione.
Non so dove porti…, 2009, DVD, 7’ 35”
Lavoro di gruppo di Elena Marchegiani, docente di progettazione urbanistica della facoltà di Architettura dell’Università di Trieste con gli studenti Marina Bradicic, Eugenia Gotti, Elisa Longanes, Alice Martinelli, e gli artisti del Gruppo 78: Myriam Del Bianco, Fabiola Faidiga, Guillermo Giampietro.
Il titolo emblematico e sfuggente segna un percorso tra sogno e realtà, tra apertura e contenimento, tra trasformazioni e contraddizioni che distinguono oggi l’ex OPP di Trieste (Ospedale Psichiatrico Provinciale), osservando recinzioni visibili e invisibili o indecise, possibili collegamenti aerei tra i tetti, prospettive diverse e spaesanti se viste da dentro o da fuori, di un comprensorio che, nonostante le diverse aspirazioni, rimane un’isola.
Carlo Andreasi
Fil rouge, 2009, DVD, 9’ 00”
Ha accompagnato il progetto di Lucia Krasovec. È un filo conduttore che si insinua nel disegno a scacchiera del Borgo Teresiano, nella parte a destra del Canale Grande, guardando il mare. Il “Fil rouge” interseca – precisa Lucia Krasovec – l’eccezionalità della scacchiera dove il lotto si raddoppia e diventa contemporaneamente compatto e frammentario, impenetrabile e disorientato. Il video documenta la passeggiata compiuta dall’autrice del progetto, attraverso strade, porte, piazze, cortili (oggi anche non percorribili) per dimostrare, tra pieni e vuoti, concretamente la continuità di una linea che da Piazza Oberdan va dritta fino alla “stecca” di strutture abbandonate in Corso Cavour, e dietro fino al mare. Una linea smarrita nel tempo, per successivi interventi e modificazioni. “Fil rouge” “riprende fisicamente il tracciato nascosto, esplora un nuovo passaggio interno/esterno che in realtà – afferma l’autrice – non ha mai dimenticato di appartenere alla maglia urbana principale”.
Fabiola Fadiga
Rosso sottile, 2009, DVD, 4’ 16”
È il video a supporto del progetto omonimo presentato in mostra e che riguarda un possibile intervento sul monte Hermada in Carso, luogo di terribili carneficine nel corso della prima guerra mondiale, con tracce di strutture, fortificazioni, bunker e cavità naturali dove si riparavano i soldati. L’artista s’interroga se un luogo simile, oggi meta di suggestive passeggiate, conservi in qualche modo compenetrato nel terreno, nel paesaggio, tracce di quella immane tragedia. Cioè se il paesaggio abbia assorbito la storia e se questo sia in qualche modo avvertibile. Perciò Fadiga intende rivolgersi ad un sensitivo di provata serietà per avviare un’indagine in questa direzione. Il titolo si riferisce ad un’operazione di colore, esibita tramite delle foto, in cui l’artista ha condensato, attraverso diversi passaggi l’essenza dei colori fondamentali del paesaggio carsico in novembre, dominato dal rosso fuoco del sommaco. Sono diversi gradienti cromatici che riassumono lo spettro dei colori della stagione autunnale e che metaforicamente contengono anche il rosso sangue di cui quel paesaggio è stato intriso. Un percorso di essenzialità, di assottigliamento per giungere alla sostanza delle cose. “Un motivo sottile è principio di ogni suggestione” Il video in particolare ci introduce oltre che nel paesaggio carsico, nel buio di uno degli anfratti militari, dove all’improvviso si apre ed esplode un caleidoscopio di colori e forme in metamorfosi incessante, metafora di quel quid, di quel mistero che forse quella terra trattiene.
Massimo Premuda
Topaia, Rat’s Hotel, 2009, DVD, 6’ 12”
Racconta il lavoro di Massimo Premuda nel costruire le due foto/collage, illustrative delle dimore/albergo per topi, ideate per la casa abbandonata del giardiniere di Villa Revoltella. Nell’immaginazione dell’artista i topi divengono abili costruttori, capaci di crearsi nicchie dotate di foro d’ingresso, stile emmenthal (e con riferimento alle piccionaie) che moltiplicandosi formano strutture a mo’ di grattacielo in miniatura. Il progetto consegue alle bizzarre e futuribili ipotesi di edilizia popolare per piccoli roditori domestici formulate da Massimo Premuda, orientandosi verso un’architettura animale sempre più attuale e discussa. La cosa curiosa è che il lavoro molto delicato, trattandosi di incollare alla perfezione questi mini-moduli per formare il caseggiato, avviene in mezzo a topi veri – gli ospiti futuri del progetto – che scorrazzano con disinvoltura tra le mani di Premuda, sul tavolo di lavoro.