Alban Muja

Palestina, 2009, DVD, 6’ 45”

Tibet, 2009, DVD, 5’ 52”

Curiosi questi due video dell’artista kossovaro, riferiti a due regioni importanti del nostro pianeta, entrambe soggette a pesanti problemi politici, inerenti l’autonomia e la libertà. In realtà si tratta dei nomi di due persone del Kossovo, due giovani che, invitati dall’artista, spiegano l’anomalia dei loro nomi rispetto a quelli normalmente usati. Infatti ciascuno ha una motivazione particolare: la ragazza chiamata Palestina racconta  come quando la madre era incinta di lei (anni 81/82) era accaduto un fatto, nell’eterno conflitto israelo-palestinese, che ha scosso l’opinione pubblica di tutto il mondo. Il ragazzo di una giovane palestinese era rimasto ucciso per mano dei soldati israeliani. La ragazza ha risposto a questa sua personale tragedia con un atto paurosamente incisivo: ha comprato una Peugeot e con essa, carica di dinamite, si è fatta esplodere lanciandosi contro un gruppo di soldati israeliani. La madre ha riconosciuto in quest’azione devastante un supremo atto d’amore e ha voluto che la figlia reincarnasse, secondo il credo buddhista, la ragazza tragicamente scomparsa. Questo nome, aggiunge la protagonista del video, ha creato non pochi problemi specie all’inizio a livello famigliare, quando tutti i parenti si opponevano a che lei si chiamasse Palestina. Ma la madre ha resistito alle pressioni e ha dichiarato, all’ufficio anagrafico, il nome da lei prescelto.

Tibet invece è per volontà del padre che porta questo nome. L’ha scelto in un momento di difficoltà del suo paese, quando l’autonomia e l’indipendenza erano in pericolo, analogamente a quanto è successo nel Tibet per le mire autocratiche della Cina. Il ragazzo così nominato, a differenza di Palestina, è orgoglioso del suo nome, anche perché, negli intenti del padre, il paese più alto del mondo, poteva suonare da buon auspicio per percorsi alti per il figlio, inglobando così diversi significati. E poi questo nome gli procura piacevoli sorprese come quando in un aeroporto svizzero, al momento del check-in, nell’esibire il passaporto, l’addetta al servizio lo ha inspiegabilmente ringraziato, perché ha scoperto che portava il nome del suo tormentato paese.

Dorina Arapi

My DVD, Here, now, everywhere, 2008, DVD, 5’ 26”

Accompagnati dalla magica musica dello Schiaccianoci di Tchaikowski, degli oggetti inanimati si muovono, dei volti di bambole occhieggiano… abiti vuoti danzano, sono in miniatura, sono giocattoli… Entriamo in un mondo incantato, attraversato dall’eco dell’infanzia e del sogno, segnato in ogni caso dal tempo, scandito prima da un orologio col meccanismo scoperchiato, poi da un metronomo musicale.. Gli ambienti si trasformano… compaiono anche immagini in b/n… Vecchi armadi si spalancano e rivelano bambole goffamente disegnate che si accumulano, passato e presente si sovrappongono. Potrebbe essere qui, ora, o everywhere… Una poetica riflessione su memorie che tutti portiamo con noi e sul divenire delle cose.

Fani Zguro

Broken Threads, 2007, DVD, 7’ 11”

È la manipolazione di un film noir albanese degli anni ’70, trasformato in pratica nel suo trailer con l’assemblaggio di filmati ed usando come colonna sonora “The Curse of Millhaven” di Nick Cave and the Bad Seeds, dall’album “Murder Ballads”. Questo progetto tende ad affrontare il fenomeno del crimine e della rivoluzione, partendo dalle più antiche cospirazioni gesuitiche. Il lavoro di Zguro inizia da dove è finito quello preso in considerazione. Il film non è stato digitalizzato attraverso i processi abituali, ma è stato ripreso con una camera manuale per tutta la sua durata in modo da rispettarne il concetto. “Broken Threads” intreccia la colonna sonora di Cave con il vecchio film noir albanese, muovendosi attorno ad un gruppo di operatori albanesi che collaboravano con i nazisti durante la seconda guerra mondiale contro il sistema socialista. Questi improvvisamente tornano al loro paese d’origine per sabotare e distruggere alcuni importanti obiettivi inerenti piani industriali segreti del paese. Il video pone in rilievo il rapporto tra memoria ed attualità, tra vecchi e nuovi nemici, unendoli in una storia noir di spionaggio, di complotti internazionali e di congiure, che alla fine falliscono, come accade di solito, nel migliore dei modi.

Nertila Pere

No Title, 2009, DVD, 3’ 00”

Through the Darkness, 2009, DVD, 2’ 00”

“No Title”, è un curioso video che tenta di infrangere la privacy facendoci intravvedere un incerto scenario dal buco di una serratura. Si individuano dei corpi in movimento, si può pensare al sesso, ma tutto rimane misterioso.

“Through the Darkness” è invece una lettura, con personali suggestioni liriche, di un ambiente naturale al buio – con un primo piano di due boccioli, di primo acchito non leggibili – delle sue modificazioni a seconda dell’illuminazione. Come se fari di macchine per passaggi improvvisi ricavassero dal buio, evidenziandoli al massimo, fili d’erba, arbusti, piante… Lo scenario di per sé banale e povero, acquista una forte intensità poetica in virtù anche di una sonorizzazione appropriata che ne accresce il fascino. Rivela una personale propensione all’analisi, all’ascolto delle sottili vibrazioni che attraversano la natura.

Dritan Hyska & Sara Bertossi

Running Time (Missed Encounter), 2009, DVD, in loop

È un incontro che non accadrà mai, perché in due video diversi, disposti su due pareti una a fronte dell’altra, si vedono due persone, l’autore e Sara Bertossi, che corrono in senso opposto in un’asettica ambientazione industriale, probabilmente dismessa. Disposti per giunta in posizione ribaltata. L’illustrazione di un paradosso, di un obiettivo impossibile da raggiungere.