La seconda edizione di Catodica si configura in modo nuovo. Tralasciato il recupero delle radici di una modalità espressiva fortemente ancorata al processo tecnologico in atto, Catodica s’immerge nel magma dell’attuale produzione planetaria dell’immagine elettronica in movimento (come dicono gli americani). Quasi tutti gli artisti prima o poi si accostano quanto meno a sperimentare questo mezzo duttile e flessibile, che con l’avvento del digitale è divenuto di facile accesso per chiunque. La video camera si ingloba ormai nella macchina fotografica, nel cellulare, estendendone il consumo in modo esponenziale. Tant’è che Catodica prevede pure una breve incursione tra “cortofonini” tratti da un recente concorso per racconti elettronici da cellulare.

È un mezzo che registra la vita, che attua con facilità l’antica aspirazione dell’arte di superare la staticità dell’oggetto, di identificarsi col movimento e quindi con la trasformazione, senza contare la sua straordinaria capacità di divulgazione, di mostrarsi e confrontarsi nell’immateriale territorio elettronico della rete internazionale.

Un’edizione più che mai nutrita di presenze italiane e straniere per un’informazione aggiornata e pluralistica di una forma espressiva che sempre più si dirama in nuove contaminazioni (video/installazioni, video/performance, video/ambienti), testimoniando la sua flessibilità linguistica e la sua fertile onnipresenza. L’obiettivo è dunque l’informazione (per quanto possibile) e l’aggiornamento in un territorio vastissimo che si configura come poliedrica risposta alle innumerevoli sollecitazioni provenienti all’artista da cinema, TV, processi di animazione, pubblicità. Catodica è una carellata di lavori delle ultime generazioni, con largo spazio ai giovani dai nomi non ancora consolidati, dal Perù al Kazakhstan, dal Portogallo alla Polonia… con la possibilità d’incontrare nuove, a volte sorprendenti realtà dell’immaginario artistico di sintesi. Né mancano i nomi di spicco come Douglas Gordon, Gary Hill, Pierre Huyghe, William Kentridge, Pipilotti Rist… i big della seconda generazione, con cui confrontarsi.

La videoarte oggi sfugge ad una possibile identificazione di filoni trainanti; c’è di tutto, le tematiche poggiano per lo più sull’autoriflessione, sulla ricerca identitaria, con ripiegamenti intimisti, ma anche con forte attenzione ai mutamenti epocali in atto. Si può distinguere tra registrazione di azioni variamente performative e uso più diretto di un mezzo in sé che sfrutta le sue potenzialità metamorfiche, permettendo sconfinamenti surreali.